Chi sono

Mi chiamo Luigi Resta e da anni mi occupo di tecnologia, comunicazione, innovazione e pensiero umano. Nato nel 1970, ho sempre avuto interesse per il modo in cui la tecnologia influenza le nostre vite e, più in generale, per gli strumenti con cui interpretiamo la realtà: il pensiero, il linguaggio, le relazioni. Ma soprattutto per come possiamo attraversare il cambiamento senza perdere ciò che ci rende umani.

Nel 2002 ho fondato WorkOnNet, un’agenzia di marketing e sviluppo web dedicata ad aiutare piccole e medie imprese a crescere nel mondo digitale. Il mio obiettivo non è solo offrire soluzioni tecnologiche, ma creare connessioni, valorizzare le idee e dare vita a progetti che abbiano un impatto positivo.

Parallelamente, ho dedicato molto tempo alla mia comunità, qui a Spilamberto, in provincia di Modena. Ho sempre creduto che il nostro ruolo non sia solo quello di "fare", ma anche di "essere", mettendo le nostre capacità a disposizione degli altri. Questo mi ha portato a partecipare attivamente a diverse associazioni locali, cercando un equilibrio tra attività professionale e impegno sociale.

Il primo libro, "Pensiero Umano, Intelligenza Artificiale", è nato da una domanda che continuo a considerare fondamentale: che cosa vale la pena continuare a esercitare e valorizzare nell’essere umano proprio mentre la tecnologia ci permette di delegare un numero crescente di attività?

In quelle pagine ho esplorato capacità come creatività, intuizione, relazioni, pensiero critico e linguaggio. Le avevo chiamate, provocatoriamente, "superpoteri umani": non perché ci rendano superiori alle macchine, ma perché rischiamo di accorgerci del loro valore proprio nel momento in cui smettiamo di esercitarle.

Una di quelle riflessioni era dedicata al "Superpotere delle parole".

Da lì è nato il mio secondo libro, "Le parole con cui pensiamo".

Questa volta lo sguardo si concentra sul linguaggio che incontriamo ogni giorno: nelle relazioni, nei media, nei social, nella comunicazione pubblica e nel modo in cui raccontiamo noi stessi. Mi interessa capire non soltanto che cosa significano le parole, ma che cosa stanno facendo mentre vengono usate: quali aspetti mettono in primo piano, quali lasciano sullo sfondo, quali premesse introducono e come possono contribuire a orientare ciò che vediamo, giudichiamo e scegliamo.

Il collegamento con l’intelligenza artificiale, per me, rimane forte. Oggi una macchina può produrre testi, risposte, sintesi e argomentazioni in pochi secondi. Questo rende ancora più importante conservare la capacità di interrogare le parole che riceviamo, scegliere quelle con cui vogliamo esprimerci e riconoscere quelle che rischiano di pensare al posto nostro.

Scrivo per questo.

Non per offrire risposte definitive, ma per provare a rendere visibile qualcosa che spesso attraversiamo senza fermarci a guardarlo. Nei libri, negli incontri pubblici, nel blog, nel podcast e attraverso i contenuti che condivido online cerco di partire da situazioni concrete e trasformarle in domande.

È anche il senso di #HumanizeYourself: non rifiutare la tecnologia, ma evitare che la comodità di delegare ci faccia rinunciare, quasi senza accorgercene, alle capacità che vale ancora la pena esercitare in prima persona.

Se rappresenti un’azienda, una scuola o un progetto culturale in linea con i temi che affronto, possiamo collaborare.